Trascrizione di un estratto da “THE SITUATION ROOM” (3 Ottobre, 2040)
[...] A ben guardare la mappa mondiale oggi, dopo una crisi economica mondiale senza precedenti, dopo le guerre, dopo le varie annessioni territoriali, sembra di trovarsi al cospetto di un nuovo Mondo. L’unica differenza è, però, che questo nuovo Mondo non è assolutamente ricco di prospettive e possibilità come lo era il “vecchio” nuovo Mondo, quello scoperto da Colombo. Il nostro pianeta, oggi, sembra più il risultato della manipolazione di uno scienziato pazzo. E, per certi versi, lo è.
Sebbene la cartina politica non sia dipesa, in questi anni, dal terrificante lavoro del professor morte, il cinico e arrogante professor Dapont, quello che abbiamo sotto gli occhi ricalca perfettamente una trasformazione che ci ha, evidentemente, punito per i nostri progressi incontrollati nella scienza e nella fisica.
Prendiamo gli Stati Uniti, ad esempio. Si potrebbe dire “prendiamo quello che resta degli Stati Uniti”. Questa è la mappa attuale che ritrae, nella loro piccola estensione territoriale, quelli che fino a quarant’anni fa erano considerati la prima potenzia globale.

Quello che sconcerta è che il nostro Paese è stato calpestato, letteralmente, da due realtà che fino al 2017 sembravano sull’orlo della devastazione politica e sociale. Eppure, in pochi decenni, come potete vedere, il Canada ha eroso i nostri territori. La popolazione, come sapete, ha fatto una scelta. Ed ha scelto il benessere, il lusso e l’avanguardia tecnologica. Tutto quello che ora, qui, non abbiamo. Non è un caso, infatti, se la NASA ha traslocato a Ottawa e che Hollywood non esiste più da decenni. Qualcuno si ricorda l’ultimo film uscito nelle sale? Qualcuno, probabilmente, farà difficoltà anche solo a ricordarsi cos’è un film.
Come Paese siamo alla frutta. La criminalità negli USA, oggi, tocca picchi elevatissimi. Purtroppo non possiamo permetterci quella tranquillità economica che ha il Canada o che il Messico, ultimamente, ostenta. Quando la California è passata oltreconfine nessuno poteva più pensare di essere al sicuro dal nuovo Default. Il rischio è sempre dietro l’angolo. E lo avvertiamo ogni giorno. Anche qui, ora, guardando le vostre facce. La mia faccia.
Ma anche se in impeto di nostalgia e di orgoglio, lasciatemi dire che, comunque, questa nostra sorte non è solo un nostro appannaggio. Se guardiamo, molto bene, alle condizioni degli USE, oggi, vediamo che i più grandi stati europei hanno cambiato fisionomia. Per non parlare della loro politica. Qualcuno ricorda un decreto governativo decente da parte di Berlino? Io no. E voi?

Una volta, in Europa, esisteva l’Italia. Esistevano il Portogallo e la Grecia. Tutti stati mal ridotti dal secondo dopoguerra, è vero. E in cui la malavita e la disorganizzazione hanno sempre avuto un ruolo preponderante ma andiamo: chi di voi si sarebbe attese di mangiare una pizza francese? O di visitare l’acropoli turca? Andiamo, signori, il Mondo gira alla rovescia!
Guardatele. No, dico, guardatele bene le tre sorelle d’Europa: Spagna, Francia e Germania. E’ incredibile, non trovate anche voi? La Germania ha perso due guerre mondiali e si è sempre ripresa. E oggi governa l’Europa. Perchè, ammettiamolo, non possiamo non vedere il grande disegno dietro al trattato di Zurigo ed alle mosse ben poco austere e di rigore di Berlino.
Sono anni, ormai, che Berlino detta legge su tutto il territorio europeo e la Francia, nuovamente, è la facciata bella e ricca che nasconde il reale animo nero del vecchio continente. Nessuno ricorda le persecuzioni ed i pestaggi dell’EIA? E i famigerati agenti del DUSK non vi ricordano, forse, le più ben note camicie nere delle SS?
Sarò un pazzo a dirlo a voi, qui in TERACOM, ma non mi sembra che l’Europa sia messa meglio. L’Australia, quella sì, è rigogliosa, ricca e aperta al cambiamento. E il Canada. Il nostro cugino di sempre. Sempre pronto a sbranare carne statunitense. Abbiamo perso la guerra, signori. La nostra personalissima guerra economica.
Volevamo dominare il mondo. Saremo fortunati a dominare noi stessi, da qui a vent’anni. [...]